Il rinforzo meccanico dei terreni ed il monitoraggio frane ad opera dei PRATI ARMATI®.
Dalla seconda metà degli anni settanta (Waldron, 1977 - Wu, 1979), si è cominciato a considerare l'impianto di specie vegetali quali opere di rinforzo del terreno, specie nelle situazioni in cui questo è soggetto a problemi di instabilità ed a intervento frane. Oggi le tecniche di monitoraggio si sono affinate e quindi si è in grado di proporre i primi risultati, sia teorici che sperimentali, che confermano come talune specie, dall'elevata valenza biotecnica, possono, secondo una trattazione geotecnica, essere utilizzate come elemento consolidante in pendii in terra soggetti a frane superficiali da scivolamento lungo superfici piane o a piccola curvatura.
In particolare la ricerca condotta su alcune delle specie dei PRATI ARMATI® ha dimostrato risultati sorprendenti dovuti alla particolare conformazione dell'apparato radicale ed alle sue capacità resistenti.
L'osservazione e la quantificazione di tutti gli aspetti fisico meccanici e geotecnici caratterizzanti i PRATI ARMATI® ha permesso di sviluppare un applicativo che, tenendo conto nel codice sorgente di tutte queste informazioni, riesce a restituire in output il valore dell'incremento del fattore di sicurezza del pendio illimitato a partire dai dati relativi al terreno ed al pendio oggetto della sistemazione [monitoraggio geotecnica].
Il monitoraggio geotecnico in corso d’opera consente una verifica delle ipotesi progettuali di base e un controllo continuo dell’evoluzione temporale delle condizioni dell’ammasso e dell’interazione con la struttura il tutto nell'ottica di un intervento frane. L’analisi del comportamento osservato rappresenta una via preferenziale, se non esclusiva nel caso di gallerie profonde, per la valutazione dei parametri meccanici e idraulici dell’ammasso a grande scala. Un ulteriore aspetto della caratterizzazione geotecnica è la valutazione dei parametri specifici che controllano la scelta del metodo di scavo e la sua ottimizzazione.
Lo scopo delle indagini geognostiche è individuare profondità e forma della base del corpo delle frane, la profondità della superficie piezometrica e i caratteri geomeccanici dei terreni coinvolti. Questi dati serviranno a costruire un modello teorico del corpo di frana, su cui verranno simulati in via teorica gli effetti degli interventi.
Sulla base di diversi casi noti e ben studiati, avvenuti in diversi Paesi nell'ultimo mezzo secolo, i geologi sono in grado di diagnosticare il rischio e prevedere il comportamento della maggior parte delle frane quiescenti, per mezzo della misura continua di alcuni parametri.
La rete di monitoraggio per il controllo dei movimenti franosi è composta da più di 300 inclinometri e 200 piezometri distribuiti su molte decine di frane.
Questa time-series di dati copre ormai la decina di anni e rappresenta un patrimonio prezioso per comprendere i meccanismi che sovrintendono alla riattivazione.
Diversi piezometri sono monitorati con strumenti a lettura automatica.
Il monitoraggio frane è condotto frequentemente, in qualche caso con l'ausilio del GPS.
Ogni ora, i sensori remoti idro-pluviometrici possono trasmettere dati via radio nei vostri uffici.
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